The Wake review on Blog Thrower

Non confondeteli coi Wake canadesi. È questa l’unica avvertenza con cui voglio presentare la band, che in realtà ha l’articolo determinativo davanti. Quindi The Wake, creatura metà rumena e metà tedesca, non c’è bisogno di perdersi in giri di parole inesistenti.

Earth’s Necropolis è un esordio molto riuscito e del tutto inatteso, per quanto mi riguarda. È un bel riassunto del black metal scandinavo che amiamo dagli anni Novanta: Darkthrone, 1349, Satyricon, Dark Funeral, Immortal sono tutti mischiati in chiave un po’ più moderna e col dono della sintesi. Li troverete sparsi qua e là, una linea vocale vi ricorderà l’uno, uno stacco l’altro e così via. È interessante constatare che è dai riff, numerosi e significativi, scaturisca l’atmosfera grim and frostbitten, non il contrario, come pretendono di fare tanti altri gruppi con zero idee e produzioni pessime, cantinare. Qui anzi gli strumenti sono molto nitidi e la voce è veramente disumana e malvagia, con un tocco molto lieve di isteria che non fa mai male. L’insieme risulta veramente poco legnoso, e considerando anche la drum machine è un bel traguardo. La varietà è garantita da pezzi lanciati a mille come Trial Against Humanity accanto dall’epicissima Ship of Hope, tra Bathory e My Dying Bride nella prima metà. Solo intro e outro sono da saltare: la prima però ha un contenuto che è un peccato non aver usato per altre canzoni. Ci sono ospiti niente male qua e là, come Costin Chioreanu e l’ex cantante dei The Ocean, ma se non me l’avessero detto non me ne sarei accorto, gira tutto sufficientemente bene anche senza nomi più o meno altisonanti. Earth’s Necropolis è un disco per tutte le stagioni, ci sarà sempre qualcosa di gradevole se amate anche solo di striscio il genere.

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